SAM ALTMAN, l’intelligenza artificiale nel 2025 ha BISOGNO DI DATI, anche se coperti da copyright

18 Marzo 2025 di

L'intelligenza artificiale ha bisogno di dati, anche se sono coperti dal copyright. Lo ribadisce Sam Altman a gran voce.

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Sam Altman, Ceo di OpenAi, fa il punto della situazione sull’evoluzione dell’AI. Il settore tecnologico, almeno negli ultimi anni, è stato condizionato dalle novità relative all’intelligenza artificiale e dai suoi sviluppi. Le novità in questo settore, almeno negli ultimi mesi, sono state contrassegnate dall’AI cinese Manus e dal progetto Gemini Robotics, targato Google.

In questo contesto più ampio, si inserisce la visione di Sam Altman, che ha teorizzato verso quali scenari si potrebbe muovere, in futuro, l’intelligenza artificiale generale, soffermandosi principalmente al fair use.

Indubbiamente le parole di Altman sono una provocazione, ma si portano dietro una serie di ragionamenti molto importanti. Con ogni probabilità possono anche essere considerate come un tentativo di spingere l’amministrazione guidata da Donald Trump ad avviare una regolamentazione. Ad ogni modo le parole del numero uno di OpenAI sembrerebbero voler delineare un quadro che sembra dover essere approfondito. Uno scenario dal quale emerge una verità ormai inconfutabile: l’intelligenza artificiale ha bisogno di dati.

L'intelligenza artificiale ha bisogno di dati
L’intelligenza artificiale ha bisogno di dati

Intelligenza artificiale, una corsa all’insegna dei dati e del copyright

Elon Musk e altri guru del settore, ad inizio 2025, hanno sostenuto che i dati reali per addestrare l’intelligenza artificiale sono finiti. Secondo Mark Penn, Ceo di Stagwell, la conoscenza accumulata fino a questo momento dal genere umano sarebbe già stata utilizzata completamente per addestrare l’AI. Tutti i dati e la conoscenza sarebbero stati utilizzati nel corso del 2024: questa teoria non è sostenuta unicamente da Penn. La stessa idea è stata avanzata da Ilya Sutskever, uno dei dipendenti (ormai diventato ex) di OpenAI. Lo scienziato avrebbe teorizzato che, a seguito della mancanza di dati, sarà necessario in breve tempo cambiare approccio con l’intelligenza artificiale ed iniziare ad addestrare in modo differente.

Elon Musk, invece, ritiene che si sia giunti al momento giusto  per approfondire l’utilizzo dei dati sintetici: l’idea di fondo sarebbe quella di sfruttare la stessa intelligenza artificiale per creare ex novo dei dati di addestramento, cercando di superare, in questo modo, quanto viene offerto dalla conoscenza reale. Al momento, comunque, non è dato sapere se questa strada sia in grado di portare ai risultati che gli esperti sperano, anche se molti dati che vengono utilizzati quotidianamente dall’intelligenza artificiale sono in realtà sintetici.

Nel dibattito più ampio relativo all’intelligenza artificiale rientra anche quello più ampio che ha a che vedere con il copyright. Proprio in questi giorni Sam Altman avrebbe deciso di prendere di petto la questione: proprio a seguito dell’insediamento dell’amministrazione guidata da Donald Trump, il manager è entrato a gamba tesa sulla questione.

Altman ritiene che il futuro dell’addestramento dell’intelligenza artificiale debba passare necessariamente dalla formazione e dalle opere protette da copyright, tanto che la pratica, secondo la sua opinione, debba essere dichiarata fair use a livello legale.

Cosa vuole affermare, in altre parole, Sam Altman? Volendo sintetizzare al massimo il suo punto di vista ,l’intelligenza artificiale – in altre parole OpenAI – dovrebbe essere libera di addestrarsi liberamente su tutto quello che trova online, senza doversi preoccupare di eventuali cause legate al copyright. Altman ritiene che ne andrebbe della sicurezza nazionale degli Usa. Giovedì 13 marzo 2025 la proposta è stata formalizzata ed inviata al Governo statunitense. Altman vorrebbe che l’amministrazione Trump intervenisse sulla questione attraverso l’AO Action Plan, in programma per il mese di luglio 2025.

L'intelligenza artificiale ha bisogno di dati
L’intelligenza artificiale ha bisogno di dati

Altman apre ad un problema molto più ampio

La questione sollevata da Sam Altman rientra in un contesto molto più ampio: i tribunali statunitensi in questi mesi stanno cercando di capire se sia effettivamente possibile utilizzare delle opere protette dal copyright per finalità di questo tipo. È inutile negarlo: i titolari dei diritti d’autore sono evidentemente contrari. Utilizzare delle opere creative per addestrare l’intelligenza artificiale potrebbe sostituirli in ottica di mercato, ma soprattutto minacciare la produzione creativa dell’umanità.

In più di un’occasione OpenAI ha sostenuto che il materiale creato dall’intelligenza artificiale non potrà sostituire, in alcun modo, le opere originali realizzate direttamente dagli uomini. Nel frattempo, però, sono state avviate diverse cause legali ed in una di queste il giudice è arrivato a stabilire che non si trattasse di fair use, dando ragione ai titolari dei diritti d’autore.

  • Pierpaolo Molinengo
    Giornalista

    Pierpaolo Molinengo è un giornalista pubblicista iscritto all'Albo dal 2002. Da sempre appassionato di tecnologia, ha seguito nel corso del tempo le evoluzioni più disparate. Pierpaolo Molinengo scrive di fintech ed economia.

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